IL VINO DI VISCIOLA

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Conosciuto anche come “Vino di visciole” o “Visciolato” è un particolare vino dolce e fruttato che nasce dall’unione del mosto d’uva al singolare sapore delle visciole, piccole amarene selvatiche di colore rosso scuro, molto diffuse nelle colline marchigiane.

Un gusto tendenzialmente dolce e gradevolmente amarognolo: quasi un ossimoro per descrivere quella che è, invece, una perfetta armonia di sapori. In passato, questo vino veniva considerato “elisir da corteggiamento” per la sua capacità di catturare le papille gustative delle donne. Ancora oggi molti marchigiani lo definiscono come tale poiché è impossibile resistere al suo profumo e alla sua morbidezza, al suo sapore delicato ma intenso al tempo stesso. Insomma, il perfetto vino da consumare in compagnia! Eccellente come fine pasto, consumato da solo o accompagnato ad un dessert: meglio ancora se si tratta di pasticceria secca come i cantucci o di un dolce tipico della tradizione marchigiana, tra cui ciambelle, ciambellone o dolci rustici.

Sono ancora numerose le famiglie marchigiane che lo preparano in casa anche se è possibile acquistarlo già pronto nelle aziende vitivinicole del territorio.

PREPARAZIONE:
Questa tipologia di vino viene prodotta mediante diverse tecniche di lavorazione a seconda dalla zona di produzione. La modalità più tradizionale e peculiare prevede però la preparazione di uno sciroppo a base di visciole e zucchero che vengono poi lasciate fermentare nel mosto. Per ottenere questo sciroppo le visciole mature vengono riposte in damigiane di vetro al sole e vengono mescolate ogni giorno per un totale di circa 50 giorni. Intorno alla metà di settembre-primi di ottobre vengono riposte in un ambiente fresco e riparato dal sole. Verranno poi aggiunte al mosto durante il periodo della vendemmia, per poi essere mescolate frequentemente fino alla metà di febbraio-primi di marzo quando il frutto delle visciole verrà estratto dal vino. Il vino ultimerà poi la sua fermentazione in piccole botti di legno e sarà poi pronto per essere filtrato e imbottigliato nel settembre successivo.
Un’altra tecnica meno utilizzata prevede invece la macerazione delle visciole direttamente nel vino, con l’aggiunta dello zucchero successivamente.

Indipendentemente dal suo metodo di preparazione, il vino di visciola resta uno dei prodotti più particolari e apprezzati della regione Marche, e proprio per la sua limitata quantità di produzione viene considerato “tesoro patrimoniale da tutelare”.

Lo sanno bene gli abitanti di San Paolo di Jesi che ogni anno nel mese di ottobre per rendere omaggio a questo vino organizzano la cosiddetta Festa del vì de Visciola, dove oltre a degustare questa prelibatezza è possibile assistere a spettacoli e celebrazioni per tre giorni ricchi di tradizione e intense emozioni.

SAN PAOLO DI JESI: DIECI CHILOMETRI TRA STORIA E TRADIZIONE
Non solo Vino di Visciola, i motivi per visitare San Paolo di Jesi sono numerosi.

LA STORIA

Nella valle a destra del fiume Esino a circa 224 metri di altitudine sorge tra i vigneti, un piccolo castello, San Paolo di Jesi. Una superfice di 10 chilometri quadrati per un centro collinare ricco di storia e tradizione.
Il paese trae l’origine del suo nome da una piccola chiesa presente nel territorio, probabilmente appartenente ai monaci, dedicata appunto a San Paolo. Per distinguerlo da altri centri omonimi, a partire dall’8 febbraio 1863 viene poi aggiunta la specifica “di Jesi” alla denominazione tradizionale.
In termini pratici e giuridici, San Paolo di Jesi era parte integrante del territorio del Contado di Jesi sin dall’inizio del XIV secolo: la sua prima menzione come Castello del Contado di Jesi risale infatti al 1275. Quando, intorno alla prima metà del XV secolo Jesi viene inglobata nello Stato della Chiesa, anche San Paolo accetta l’autorità del pontefice. Diventa poi parte del Cantone di Apiro con la discesa delle truppe napoleoniche. Durante il Regno d’Italia e per circa un decennio viene incluso al Comune di Monte Roberto. Riacquisterà poi, per volere di Papa Pio VII, la propria indipendenza nel 1818. Tuttavia, nel 1928, per disposizione del governo fascista, viene aggregato al comune di Staffolo, nel quale rimane fino al 1946, quando riacquista finalmente la sua autonomia.

COSA VEDERE

In pochi passi è possibile esplorare il cuore del paese: anche se di dimensioni ridotte il suo centro ricco di eredità storica e culturale merita senz’altro una visita. Prima meta interessante è la Torre Civica, dove lo stile barocco si fonde con le linee borrominiane rendendola una tra le più eleganti torri presenti nella Vallesina. La sua costruzione risale alla fine del XVIII secolo e viene attribuita all’architetto Mattia Capponi. Sempre dello stesso architetto, un altro monumento adiacente si distingue per il suo fascino: si tratta del seicentesco Palazzo Comunale.
Cattura poi l’attenzione dei visitatori, La Chiesa Parrocchiale, eretta alla fine del ‘700 e ricca di opere d’arte. Al suo interno una pala d’altare di Cristoforo Roncalli firmata e datata 1620 ritrae una “Vergine con Apostoli”. Nella stessa chiesa viene conservato anche un calice cesellato proveniente dalla ex chiesa di Santa Maria d’Arco e un fonte battesimale realizzato in marmo e legno che risale al 1708. Sempre al suo interno, collocato nella cantoria sopra la porta d’ingresso è visibile anche l’organo costruito da Feliciano Fedeli da Camerino nel 1737 e ristrutturato poi nel 1993.
Altra tappa affascinante è la Chiesa della Misericordia o del cimitero dove è possibile ammirare i resti di un affresco attribuito ad Andrea da Jesi, raffigurante la Madonna con il popolo di San Paolo sotto il suo mantello. A causa del suo deterioramento, questo affresco è attualmente nascosto da una copia eseguita dal pittore jesino Corrado Corradi.
All’ingresso del paese si erge Palazzo Bassi, un edificio del Settecento, i cui soffitti sono ricchi di preziosi affreschi nascosti. Tuttavia, questo edificio non è al momento visitabile poiché è in attesa di essere restaurato.
Come tributo alla vocazione vitivinicola di San Paolo, è stata recentemente aperta una “Bottega del Vino” per promuovere questo piccolo centro collinare. San Paolo, infatti, come diversi territori della Vallesina è fortemente legato alla produzione del vino Verdicchio, il vitigno principe del territorio.

Contenuto ad opera di Agripress


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