Casciotta d’Urbino: l’amore di Michelangelo

Anche la storia della casciotta d’Urbino dimostra che l’Italia dei prodotti tipici ha radici importanti nella sua storia più antica

foto: Donatello Trisolino
Crostini tipici del centro Italia – foto: Donatello Trisolino

Michelangelo amava la casciotta d’Urbino, dove per Urbino si deve intendere un suo fedelissimo e non la città, tanto da affittare terreni da pascolo nei pressi di Urbania per assicurarsene la produzione. Ma non disegnavano la buona tavola nemmeno Leonardo e Galilei. Artisti e scienziati legati al cibo: questo l’argomento della tavola rotonda su “Il Rinascimento a tavola” a Tipicità, la tre giorni dedicata alla scoperta e all’approfondimento delle tradizioni in programma a Fermo.

A parlarne saranno il prof. Rodolfo Coccioni ordinario di Paleontologia dell’università di Urbino e Daniela Storoni, esperta di cucina rinascimentale. Sarà questa la sede ideale per la presentazione ufficiale del corso di alta formazione dell’università di Urbino per “Narratore del gusto e della cultura, comunicatore del benessere e selezionatore delle tipicità italiane”, di cui il prof. Coccioni è direttore. Il corso, alla sua terza edizione, è finalizzato alla formazione di una nuova figura professionale capace di comunicare e selezionare le qualità, l’unicità e l’autenticità delle produzioni italiane. “Il settore agroalimentare ed enogastronomico ha un grande presente e un grande futuro nel nostro Paese – spiega Coccioni – . Un settore molto dinamico sul quale decisamente puntare”.

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Casciotta d’ Urbino – foto: Donatello Trisolino

Casciotta d’Urbino a Roma dal 1500

Del legame di Michelangelo con Urbania c’è ancora molto da scoprire. Al grande artista piaceva la casciotta, formaggio Dop a pasta semicotta. Era il suo amico e aiutante Francesco Amatori nativo di Casteldurante l’attuale Urbania, da Michelangelo detto affettuosamente “l’Urbino”, che gliene forniva in gran quantità. Nei campi di Urbania cresceva l’erba migliore per il pascolo. “Era il guaime – spiega Coccioni – quella nata dopo la prima falciatura e quindi quella che fa meglio allo stomaco delle pecore e delle mucche e che fa produrre loro il latte migliore”. E’ qui che Michelangelo fece affittare dall’amico tre terreni da pascolo per garantirsi la produzione del formaggio che regolarmente gli veniva recapitato a Roma dove il pittore lavorava alla Cappella Sistina. Il contratto risulta da un atto notarile del 12 febbraio del 1554. Quando terra, storia e buon cibo sono un tutt’uno. Da qui, la nuova figura professionale del “Narratore del gusto”, a metà strada fra scienziato-divulgatore ed esperto di prodotti agroalimentari ed enogastronomici. Il corso, di 250 ore fra lezioni frontali, project work e stage, si terrà dal 16 maggio al 15 giugno. Le iscrizioni dal 1° marzo.

Maria Pia Bacchielli

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