La produzione d’olio d’oliva in crescita nel 2019

Secondo l’indagine di CIA-agricoltori italiani, italia olivicola e Aifo (Associazione frantoiani oleari),  per il  2019 è attesa  a livello nazionale una produzione di poco superiore alle 330.000 tonnellate di olio. E siamo ancora lontani dal dato produttivo medio (attorno alle 450.000 tonnellate).

E’ in Gargano che si produce circa la metà dell’olio  italiano, nonostante la Xylella abbia decimato gli uliveti.  Il 2019 sarà l’anno del riscatto per l’olio italiano, con la previsione di un aumento della produzione totale nazionale dell’89% rispetto alla produzione del 2018. La Basilicata è la regione che cresce di più, con un aumento del 65%, mentre la Lombardia è quella con le maggiori perdite

Ma alti costi di produzione, impianti obsoleti e frammentazione delle imprese frenano il mercato.  Per tentare di invertire la rotta nel marzo del 2016 è stato approvato il primo Piano olivicolo nazionale con una dotazione di 32 milioni di euro per puntare «all’incremento della produzione nazionale di olive e olio extravergine di oliva». In Italia il 63% dell’oliveto ha più di 50 anni ed il 49% ha una densità per ettaro minore di 140 piante.

Così come è ampiamente diffusa da Nord a Sud del nostro Stivale la coltivazione dell’olivo, analogamente sono distribuite le attività di prima trasformazione, i classici frantoi, tradizionalmente connessi alla produzione agricola. Non è così invece per l’imbottigliamento e la logistica, a valle della filiera che tende a concentrarsi sempre di più e a connotarsi con una struttura di multinazionale. Restano, sì, potenzialmente aperte, alla medio piccola impresa, le nicchie delle denominazioni di origine protette e delle produzioni bio, ma il prezzo rimane spesso il fattore dominante nelle scelte d’acquisto.

L’olio extravergine è una delle eccellenze del food italiano, ma è anche una grande incompiuta. Siamo il primo consumatore al mondo, il secondo produttore, il primo importatore al mondo e il secondo esportatore (dopo la Spagna).  Abbiamo un patrimonio unico di marchi certificati Dop e Igp, ma la produzione di olio certificato, tuttavia, non supera il 2%-3% del totale, raggiungendo solo il 6% in termini di valore.

L’extravergine di oliva made in Italy è la settima voce del nostro export agroalimentare, per un controvalore di circa 1 miliardo e mezzo e una crescita del 37% in dieci anni (2017-2007). I nostri principali mercati esteri sono gli Stati Uniti seguiti dalla Germania.  Ma non siamo solo grandi esportatori, siamo anche grandi importatori. E la bilancia commerciale è ampiamente negativa (nel 2017 per 200.000 tonnellate, con un saldo negativo di 402 milioni di euro).

«A fronte di un patrimonio di valori immateriali che l’olio d’oliva ben simboleggia, la filiera non sembra essere riuscita a individuare un percorso di valorizzazione complessivo del prodotto», è l’analisi dell’Ismea.

pane e olioIntanto si va diffondendo la consapevolezza che l’olio d’oliva è un prodotto imprescindibile nella dieta e si cerca di diffonderne anche la cultura e la conoscenza. Mentre la classica bruschetta, pane e olio buono, (e volendo eccedere, una strofinatina d’aglio e una dadolata di pomodoro e basilico) resta un piatto dal sapore e profumo ineguagliabile …

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