Rimanere in piedi fino alla fine

 

Le mie avventure a Beer Attraction

di Davide Amicucci

 

Le foto sono della mia fotografa preferita, Roberta Virgili.

Nessun minore di 18 anni è stato fatto ubriacare per scrivere questo articolo2birra e goliardia

 

Era il 1980 e Renzo Arbore ci invita a riflettere sulla bontà della Birra, con lo slogan “Birra, e sai cosa bevi! Meditate gente, meditate!” (uno spot del 1982). Ma a metà anni sessanta, una pubblicità della Peroni in onda su Carosello, aveva già conturbato gli italiani con la reclame “Chiamami Peroni, sarò la tua bionda “, interpretata dalla biondissima tedesca Solvi Stubing (che avremmo rivisto negli anni ottanta in onda sulle tv locali con una rubrica di anteprime cinematografiche: nelle Marche andava in onda su Antenna 3 di Pesaro) e dal caratterista Francesco Mulè, indimenticata voce dell’orso Yoghi.

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Io e la birra

Il mio approccio con la birra data da un periodo trascorso in Inghilterra nel 1984. Ho ancora il classico bicchiere da mezza pinta acquistato in un bar di Hastings dove sorseggiavo delle Ale, rigorosamente a temperatura ambiente come usa in Gran Bretagna. In Italia la birra era invece da servirsi gelata (qui la glorificazione di Fantozzi ) ad accompagnare invariabilmente la pizza.

Negli anni ottanta nascono i primi pub e in questa tipologia di locali la birra la fa da padrona. Sono principalmente birre tedesche o di marchi internazionali le protagoniste: impariamo a conoscere le Weizen e negli anni novanta fa il suo ingresso l’esotica messicana Corona.

Il consumo di birra in Italia aumenta sensibilmente, ma la qualità rimane bassa, soprattutto al ristorante dove si avverte indubbiamente come l’ingrediente principale delle birre che vengono servite sia l’acqua…

Viaggi e università

Da parte mia il caso mi porta a vivere in Egitto dove incontro la birra Stella, in due declinazioni Lager (bottiglie da 66 cl) o Export, più bevibile, in bottiglie da mezzo litro: una birra prodotta da Al-Ahram Beverages, azienda statale nata come impresa privata addirittura nel 1895, quando la presenza di residenti stranieri in Egitto era elevata. L’università a Venezia mi fa conoscere la quantità detta “birin”, prediletta, accanto alla “ombra  de vin” dalle signore veneziane dopo un giro al mercato di Rialto o in Campo Santa Margherita.

5MalastranaP1020419Un viaggio tra Praga, Vienna e Budapest mi fa conoscere le pilsner, di solito servite nella minima misura di mezzo litro, ideali dopo una giornata da turista. Tipologia simile in Croazia. Abbiamo imparato, più o meno, le cinque parole essenziali per la sopravvivenza in quei luoghi: Molim, dva pivo toceno veliko (tra l’altro in un colpo solo si imparano il croato, il bosniaco, il serbo e il montenegrino: cioè la lingua che un po’ di anni fa si chiamava serbo-croato, o croato-serbo se vi piace di più). La mia preferenza va alla Karlovačko ma anche la Sarajevska o la Mostarsko hanno il suo perché: un viaggio che sto pianificando in Serbia sono sicuro riserverà belle sorprese.

Nel frattempo da metà anni novanta c’è il revival del vino. Dopo decenni di vino del contadino e di un’offerta che si limitava, anche in Italia, ai fiaschetti del Chianti e all’anfora del Verdicchio, diventiamo di colpo tutti sommelier con risultati esilaranti che Antonio Albanese (qui) e l’ambulante romagnolo Massimo Pazzaglini (qui) hanno efficacemente stigmatizzato.

Birra revival

Anche con il vino però si raschia il fondo del barile, in questo caso la botte, e dopo i relativi insuccessi con i vini rosati e il vino novello, ci si ricorda che il nostro paese è sempre stato un produttore di birra. Non c’è città medio-grande che nella sua archeologia industriale non abbia almeno una fabbrica della birra. Ad Ancona per esempio nel quartiere Palombella esiste il rudere dell’ex fabbrica Dreher (a proposito, ma quanti palombi si allevavano tra Falconara e Ancona un tempo? Da Nord a sud abbiamo Palombina Vecchia, Palombina Nuova, Palombella, Palombare).

Da principio si da nuovo impulso a marchi storici come Menabrea o Birra Castello. Ahinoi però la maggior parte dei marchi sono stati acquistati da multinazionali del settore. Tra i produttori indipendenti resiste Forst, ancora di proprietà della famiglia che l’aveva fondata nel 1857.

Dopo questa fase, parte con forza lo sviluppo dei piccoli o micro birrifici che al momento conoscono un successo travolgente. Non c’è praticamente zona d’Italia dove non siano sorti dei birrifici che spillano una grande varietà di birre di diverse tipologie. Nel 2015 si è superata quota mille.

Naturalmente questa riscoperta della birra ha generato un discreto giro d’affari relativo ai produttori della materia prima e delle attrezzature per la produzione, oltre all’arredamento specializzato per i locali, sia come birroteche che come birrerie, spesso collegate con un’attività vera e propria di ristorazione. Di conseguenza non mancano adesso delle fiere specializzate di settore. A Rimini per il secondo anno si svolgeBeerAttraction.

BeerAttraction

E proprio a BeerAttraction mi sono recato domenica 21 per farmi una idea della situazione. Dopo essere entrati bisogna acquistare una bicchiere per la somma di 3 euro con cui fare gli assaggi e una certa quantità di gettoni, almeno 5 per 7 euro e mezzo. Complice il mio pass per la stampa saranno sufficienti perché alcuni produttori non saranno così fiscali nel richiedere il gettone ad ogni bevuta.

Per chi conosce la fiera di Rimini, da me visitata spesso in occasione di Ecomondo e Rimini Wellness, lo spazio occupato è relativamente piccolo, estendendosi solo sui padiglioni A7e C7, quasi equamente suddivisi tra produttori di birra e fornitori del settore.

Si nota subito l’elevata percentuale di uomini con peli facciali dando, solo in parte, una connotazione hipster al successo della birra in questo momento. Un’altra caratteristica è l’elevato numero di giochi di parole e riferimenti alla cultura pop nei nomi dei birrifici e delle birre.

Senza pregiudizi e/o conoscenze particolari, per gli assaggi ci affidiamo al caso: partiamo con Černá Hora  dalla Repubblica Ceca di cui assaggiamo due varietà, Pater e Matous sulle tre che vengono offerte in fiera.

Abbiamo poi fatto tappa al birrificio BFour Beer di Latina assaggiando la Devil, un’ambrata stile Indian Pale Ale molto amara e poi in un secondo passaggio la Purgatory Golden, una Belgian strong Ale. Benemerito questo birrificio per la qualità delle birre, ma anche per la pizza margherita, la schiacciata e la pizza bianca, con il prosciutto tagliato al momento al coltello, che elargiva a tutti.

Siamo passati poi in Germania con St.Georgen Brau e in Belgio con Averbode

Il Birrificio Sagrin di Asti ha attirato la mia attenzione con la birra Samos che unisce la birra ad una eccellenza del proprio territorio come il moscato Docg. Dello stesso birrificio ho provato anche la Livertin una double Ipa profumata e di alta gradazione.

Torno in Belgio assaggiando la Brugge Tripel. A seguire una birra polacca Perla.

Erano presenti alcuni produttori marchigiani come Il Mastio, Il Birrificio dei Castelli, Le Fate e MC77 che conosco, mentre non conoscevo il birrificio I Beer di Fabriano  e ho gustato l’Ambrata e la Bionda.

Sono poi tornato all’estero con Malastrana  dove oltre alla pils ho bevuto la Zelene Pivo dal caratteristico colore verde dovuto all’aggiunta di clorofilla.

Ho voluto chiudere con le birre Corsendonk dal Belgio con una Rousse e una Dubbel Kriek.

Da tutte le persone con cui ho parlato, in special modo quando si è trattato di piccoli produttori, traspare l’amore per quello che fanno e la bontà delle birre ne è testimonianza. Il settore della birra è in crescita nel nostro paese e anche le esportazioni ne risentono positivamente: ogni anno partono dall’Italia verso l´Europa e gli altri continenti circa 1.995.000 ettolitri di birra, un dato in crescita del +3,5% nel 2014 rispetto al 2013.

L’atmosfera che si respira a BeerAttraction è sicuramente euforica, data anche dalle molte alzate di gomito, sempre però con moderazione. Del resto come recitava un cartello appeso in uno degli stand: “La birra piccola dovrebbe essere illegale”.

COMMENTS

  • maurizio

    Era il 1980 (o l’81?) quando sono andato a Rimini al mio primo “salone della Birra”. Con alcuni amici stavamo aprendo, a SBT, una sala da tè; ci eravamo però resi conto che avremmo dovuto anche tenere conto della clientela non astemia, per cui puntammo sulla birra. Allora di esotico c’era solo la Guinness; e berla o chiederla al bar, sembrava quasi una cosa eccentrica. Per il tè eravamo molto esigenti; ci rifornivamo a Parigi, dove andavo per lavoro due volte l’anno, alla Compagnie Anglaise des Thés, in Rue de Ponthieu. Pertanto con la birra dovevamo essere all’altezza. Fu così che scoprimmo la Martin’s, la Adel Scott, fino alle birre d’Abbazia. Insieme a noi venne a Rimini un grossista locale che fece la sua fortuna. Dopo quasi 40 anni la sala da tè è ancora lì con i suoi tè e le sue birre; si chiama Il Flauto Magico

    • Eli

      …..cito Nuela: “un locale che è un pezzo di tutti noi che viviamo qui, tra le sferzate di salsedine e l’odore di vigne e campi sbilenchi…..

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